Come poteva S.Francesco d’Assisi parlare agli uccelli? Poteva farlo perchè sapeva ascoltare.  Ascoltare non è infatti così semplice, non come il semplice sentire attraverso l’udito. Ascoltare è un attitudine molto profonda che presuppone il silenzio interiore, quel silenzio che permise alla vergine Maria di ascoltare le parole dell’angelo dell’annunciazione quando le comunicò la presenza del  divino dentro di lei.  La mente della vergine era una mente immacolata che significa senza macchia, pura, vergine, che significa senza ego, fù per questo che Maria potè ascoltare l’angelo e  ricevere la divinità, in lei c’era spazio, silenzio, c’era accoglienza. Ascoltare dunque  significa ricevere, accogliere in se.

Anche Francesco di Assisi aveva conquistato l’innocenza dello spirito e trovato il silenzio. Francesco aveva rinunciato a se stesso, si era spogliato dei suoi abiti il che vuol dire di tutta la sua storia personale, dei suoi beni materiali, delle amicizie, dei legami familiari, di tutto quello che era stato fino ad allora, e di tutto quello che confinava il suo spirito.  L’io personale di Francesco detto anche ego limitato deflagrò, ed egli   tornò così all’innocenza senza macchia come la vergine.  Maria accolse il divino nell’uomo attraverso la figura di Gesu e Francesco accolse il divino attraverso la natura ascoltando il suo messaggio profondo e comunicando con tutte le sue creature, con gli uccelli.

Chi ha praticato o pratica la meditazione questo lo sa. Un mio amico monaco diceva che poco prima di entrare nella stato cosi detto di meditazione sentiva comparire il canto degli uccelli, come per incanto,  in realtà già c’erano quei suoni ma non c’era nella sua mente il silenzio, lo spazio  necessario, il cielo  per poterli accogliere, il rumore dei pensieri, l’agitazione dell’energia mentale  l’attenzione sull’ego occupava tutto lo spazio e non gli permetteva di creare una relazione con l’esterno.  Un giorno il mio amico spiegò cosa fosse la meditazione ad un giovane novizio appena arrivato in monastero. Gli disse: Che cosa vedi quando sei davanti ad uno specchio? me stesso, vedo me! Rispose il ragazzo. Certo, e se sposti un pochino lo sguardo vedrai tutto il mondo che c’è dietro di te, disse il mio amico monaco, e poi aggiunse: la meditazione è come se tu diventassi lo specchio, non ci sarà piu un osservatore ma tu sarai tutte le cose riflesse in te. Tornando adesso al tema dell’ascolto, si può dire che poter ascoltare, è come riflettere le cose senza appropriarsene, senza attaccamento, come fa lo specchio. L’attitudine comune della mente di un individuo che volge la sua attenzione all’ego limitato è di reagire a quello che sente, farsi delle opinioni,  giudicare se sia bene o male giusto sbagliato bello o brutto vicino o lontano dal suo modo di pensare,  e questo significa appropriarsi delle cose e significa non avere silenzio interiore. Lo specchio non si appropria di nulla, è sempre pronto a riflettere qualsiasi cosa e poi a lasciarla andare. Così era la mente di S Francesco e quella di Maria. Ascoltare significa comportarsi come lo specchio, come la meditazione, accogliere ciò che arriva senza appropriarsene e da questa attitudine nasce ciò che chiamiamo compassione, perchè quello che ascoltiamo è insieme a noi sta con noi e siamo noi.